Cicloesplorazione 2015

prima edizione

27 agosto – 1° settembre 2015

480 km

Quello che segue è il racconto di Roberto Guido della prima Cicloesplorazione lungo il tracciato dell’Acquedotto Pugliese, da Caposele a Santa Maria di Leuca, compiuta da quattro cicloturisti (Cosimo Chiffi, Marco Taurino, Simone Bosetti e l’autore).


Prologo

26 agosto, Caposele — visita guidata alle sorgenti del Sele

Per entrare ci vuole una specifica autorizzazione. Solo così si può varcare il cancello dell’impianto del “chilometro zero” dell’Acquedotto Pugliese. Questo è un sito sensibile, perché qui da questa preziosa acqua dipendono i destini di quattro milioni di persone. Si entra perché da Bari è arrivato il via libera e Lorenzo apre le porte dell’impianto, protetto anche dalla presenza di una caserma dei carabinieri.

Sorgenti del Sele, Caposele

Sorgenti del Sele, Caposele (AV) — 26 agosto 2015

Un ampio spiazzo verde, una sorta di terrapieno nasconde un grande muro, “un diaframma”, spiega Lorenzo, che cattura la quasi totalità delle acque della sorgente. Solo il dieci per cento resta nell’originario letto del Sele. Originariamente da qui sgorgavano ottomila litri al secondo, oggi “solo” quattromila.

Per realizzare questa ardita opera, all’inizio del secolo scorso (i lavori iniziarono nel 1906) i tecnici dell’epoca optarono per deviare alla fonte il corso del Sele, nell’area dove sorgeva l’antica Chiesa della Madonna della Sanità. Per vincere le resistenze della comunità locale, si decise di spostare la chiesa di alcune centinaia di metri, ricostruendola pietra su pietra. L’edificio sacro oggi sorge nella piazza del paese mentre il campanile è stato lasciato al suo posto, subito dietro l’impianto delle sorgenti.

Qui tutto è rimasto praticamente com’era un secolo fa, comprese le paratie che, azionate a mano, possono bloccare il flusso dell’acquedotto. Da qui l’acqua si incanala nella Galleria Pavoncelli, un’altra opera ardita che per ben 15 chilometri attraversa il cuore dell’Alta Irpinia. Venne seriamente danneggiata nel violento terremoto del 1980 e, riparata, regge ancora oggi l’intera portata dell’acquedotto.

Chiuso il cancello azzurro delle sorgenti, si viaggia verso l’ostello di Teora. Ma poco prima di uscire da Caposele, su un ponte una brevissima pista ciclopedonale verde annuncia che anche qui c’è posto per le biciclette.

Primo giorno

27 agosto › Teora – Atella

Si parte da Teora, dall’Ostello della Gioventù realizzato dal Comune in quella che era una scuola di fortuna donata dal Liechtenstein all’indomani del terremoto del 1980. Siamo a quasi 700 metri di altezza e imbocchiamo la strada provinciale 150 iniziando ad affrontare piccole discese e brevi salite, prima di imboccare strade secondarie che attraversano contrada Pescara. Se l’acquedotto qui corre nascosto nel ventre dell’Irpinia, le tracce dell’acqua compaiono sotto la forma del Lago di Conza, un invaso che dà origine all’Ofanto.

Si scende dolcemente, pedalando lungo la statale 7 Dir, passando ai piedi di Cairano, “un paese piantato come un meteorite nell’Irpinia d’oriente”, come dice il paesologo Franco Arminio. L’obiettivo è raggiungere Calitri, salendo da 400 a 700 metri in cinque chilometri.

Calitri, SponzFest 2015

“Chiedi e ti sarà detto!”: davanti ad una fontanina dell’acquedotto da cui sgorga acqua freschissima, si para davanti a noi un loquace intellettuale locale. E ce ne ha anche per l’acquedotto: ricordate la famosa frase di Gaetano Salvemini “L’Acquedotto Pugliese ha dato più da mangiare che da bere”? Non era diretta ai meridionali — era una critica a coloro che dal Nord Italia venivano a speculare sulla sete del Sud. “Salvemini ce l’aveva con i liguri!”, tuona il professor Enzo Di Maio, spiegando che tutto ciò che serviva per la costruzione dell’acquedotto veniva direttamente da Genova.

Il borgo antico di Calitri, quasi completamente abbandonato dopo il terremoto del 1980, è insolitamente animato. È in corso il “Calitri Sponz Fest” di Vinicio Capossela, qualcosa di più di un festival musicale: la signora Maria ci spiega che pur essendo nata e vissuta a Calitri è la prima volta che entra in queste stradine inerpicate sulla rocca, oggi rovine riscoperte, l’anima nascosta del paese.

Lasciandosi alle spalle lo SponzFest, a metà strada ecco un edificio d’epoca quasi nascosto dalla vegetazione selvaggia: un impianto di sollevamento dell’acquedotto, ormai dismesso. Da qui, potenti pompe spingevano l’acqua su, per dare da bere a Calitri. Oggi è uno dei più begli esempi di archeologia industriale dove il tempo sembra essersi fermato fra attrezzi impolverati e antichi impianti.

La strada è tutta in discesa fino alla statale, direzione Atella. Lo sforzo è ripagato dallo spettacolo che si apre prima del paese: la fiumara di Atella, sovrastata dal ponte canale dell’Acquedotto Pugliese, una delle opere più importanti e più armoniche della conduttura. Lo percorriamo tutto, lasciamo le biciclette e ci affacciamo dall’altra parte. Sorpresa: da numerose fessure si riversa nella fiumara un notevole volume d’acqua.

Ponte canale sulla Fiumara di Atella

Secondo giorno

28 agosto › Atella – Castel del Monte

A segnare la strada sono le fontanine dell’Acquedotto. Nel viaggio in bici, soprattutto d’estate, l’acqua è un bene prezioso quanto il fiato per scalare le salite. In questo tratto la condotta corre per la gran parte in gallerie che, una dopo l’altra, consentono al fiume sotterraneo di attraversare l’Appennino e arrivare nelle Murge.

La seconda tappa inizia dalla campagna, dolce ma brulla. Si ricomincia a pedalare sulle strade secondarie per immettersi sulla statale 658 Rionero, imboccando la provinciale 8 dopo aver costeggiato Rionero. Poco dopo ecco un ragazzo di Varese, cappello di paglia a falde larghe, petto nudo e bici da escursione con pentola e coperchio piazzati sul portapacchi posteriore — il primo cicloturista che incontriamo, felice e solitario come solo la bicicletta aiuta ad essere.

Campagna lucana, secondo giorno

La salita verso Ginestra è impegnativa: in quattro chilometri si sale di oltre duecento metri. Paese con una comunità arbereshe che affonda le sue radici nel XV secolo, dimostra che persino luoghi apparentemente desolati possono essere terra di incontri. Si pedala attraverso il paesaggio quasi lunare della Basilicata, terra scura, arata da poco e percorsa dai trattori. Far West d’Italia.

Il percorso prosegue con continui saliscendi sulla provinciale 10 fino a Venosa, annunciata da un moderno serbatoio pensile dell’Acquedotto. Si prosegue per diversi chilometri sulla provinciale 18 ofantina, poi sulla provinciale 77 di Santa Lucia, direzione Spinazzola: venti chilometri di ideale percorso ciclabile, una strada asfaltata e scarsamente frequentata dal traffico che corre parallela alla nuova statale 655. Un campo di pomodori annuncia che siamo entrati in Puglia.

All’ingresso di Spinazzola è una storica fontana a rinfrancare lo spirito, proprio davanti ad un impianto dell’Acquedotto. Si riparte per scendere nella valle e già si annuncia l’ascensione verso l’Alta Murgia: circa nove chilometri di salita impegnativa. Siamo sull’altopiano, lo sguardo si allarga verso est e nel verde spunta, maestoso, Castel del Monte. Uno spettacolo che oscura la fatica dei 90 chilometri alle spalle.

Terzo giorno

29 agosto › Castel del Monte – Alberobello

Riecco le tracce dell’acqua. Finite le gallerie, da qui la condotta corre sempre sotterranea ma è “protetta” da una pista di servizio che la segue per ben duecento chilometri. È qui, su queste strade sterrate, che nasce il sogno della pista dell’Acquedotto Pugliese: nata per monitorare la condotta, è di proprietà dell’ente e tutti gli ingressi sono protetti da una sbarra. In realtà spesso sbarre e cancelli sono aperti, e a percorrere questi tratturi sono i contadini, i pastori e, da qualche tempo, gli appassionati di mountain bike.

Pista di servizio dell'Acquedotto, Alta Murgia

Pista di servizio dell’Acquedotto, Alta Murgia — 29 agosto 2015

Non a caso siamo nel Parco dell’Alta Murgia, uno dei più grandi polmoni verdi di Puglia. I percorsi che costeggiano i boschi lungo la condotta sono in parte gli stessi individuati dall’ente parco per gli escursionisti, fra i querceti che rendono ombroso il procedere offrendo anche attrezzate aree di sosta.

Lungo la condotta dell'Acquedotto Pugliese

Lungo la condotta dell’Acquedotto Pugliese — 29 agosto 2015

Non tutti i duecento chilometri di piste di servizio sono agibili. In diversi tratti sono impraticabili, ricoperte da rovi. Ma proseguendo verso sud il paesaggio cambia: con Cassano si aprono le porte del Barese, campagne curate, tanti impianti di ulivi e alberi da frutto. Scorrono così le immagini della campagna di Acquaviva delle Fonti, Sammichele di Bari e Putignano che lungo tratturi e strade secondarie consentono di pedalare tra ulivi e muretti a secco, intervallati spesso da maestose querce.

Con i primi trulli e la strada che inizia dolcemente a salire, si aprono le porte della Valle d’Itria. Da Putignano un reticolo di strade secondarie, con continui saliscendi che fanno apprezzare meglio lo straordinario paesaggio, conduce a destinazione: un trullo regale che domina Alberobello. Castel del Monte è ormai lontano 115 chilometri. La via dell’acqua guarda a sud.

Quarto giorno

30 agosto › Alberobello – Nardò

È il giorno della Ciclovia dell’Acquedotto. O meglio, di quell’unico tratto di dieci chilometri che la Regione Puglia ha completamente risistemato e inaugurato ufficialmente un paio d’anni fa come primo tassello di un progetto molto più ampio. Da Alberobello ci sono da percorrere una ventina di chilometri e le tracce dell’Acquedotto sono ben visibili: la pista di servizio corre su sterrati e ponti-canale, tra i trulli ristrutturati con piscina e la vegetazione selvaggia.

Valle d'Itria, quarto giorno

Valle d’Itria, verso la Ciclovia — 30 agosto 2015

Raggiungiamo contrada Figazzano, il punto indicato dove inizia il tratto di Ciclovia: prima sorpresa, l’area ristoro attrezzata non ha neanche una fontanina. E campeggiano i “soliti” cartelli “divieto di accesso” e “proprietà privata”. Dopo l’inaugurazione, la burocrazia deve aver preso il sopravvento non riuscendo a risolvere i problemi di gestione di un’opera pubblica costata circa un milione di euro. Ma a un turista straniero chi glielo spiegherà mai?

E in effetti i dieci chilometri di strada bianca, una brecciolina ben compattata con polvere di tufo, sono davvero una bella pista. Tutta in sede protetta, attraversa angoli tipici della Valle d’Itria con la sua vegetazione rigogliosa, gli ulivi e i trulli. Le dolci pendenze accompagnano una pedalata alla portata di tutti, anche di chi non è avvezzo alle due ruote. Lo storico Acquedotto regala scorci indimenticabili con i ponti-canale che attraversano la macchia superando i pendii.

Ciclovia dell'Acquedotto, Valle d'Itria

Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, Valle d’Itria — 30 agosto 2015

Tutto però finisce troppo presto. Solo dieci chilometri, ed eccoci nel territorio di Ceglie Messapico: come la peggiore delle incompiute, davanti non c’è più nulla. Gli altri dieci chilometri già finanziati sono solo sulla carta. Poco dopo si svolta sulla provinciale 65, una strada panoramica scarsamente trafficata, e si raggiunge Villa Castelli.

Circondata da uliveti, ai piedi del paese ecco la Centrale idroelettrica Battaglia. Chi l’avrebbe mai immaginato che il “fiume nascosto” possa produrre energia elettrica. Ci pensarono già negli anni Venti i progettisti della condotta, che sfrutta il dislivello di circa 120 metri: il salto dell’acqua alimenta una turbina che produce 33 mila megawatt all’ora, energia sufficiente a servire una popolazione di 30 mila abitanti. Inaugurata nel 1929, è stata riattivata nel 2009 con nuove tecnologie, dopo aver prodotto energia fino al 1971.

Una rete di percorsi ciclabili attraversa la campagna di Francavilla Fontana, Oria ed Erchie. Si raggiunge la pista di servizio del Consorzio di bonifica dell’Arneo: 40 chilometri di strada asfaltata che dolcemente corre parallela al litorale jonico del Nord Salento. La si imbocca all’altezza di Monteruga verso Nardò. La strada affianca il cantiere della nuova condotta dell’Acquedotto. La Ciclovia dell’Acquedotto qui è già una realtà in movimento.

Quinto giorno

1° settembre › Nardò – Santa Maria di Leuca

Fra gli ulivi del Salento si pedala verso Finibusterrae. La prima tappa è fra Nardò e Galatone dove un antico edificio dell’Acquedotto nasconde un impianto dismesso, oggi in stato d’abbandono. Meriterebbe una nuova vita. Qualche fontanina, non sempre perfettamente funzionante, accompagna il percorso. E questa volta compare il fascio littorio: è il segno che questo secondo tratto, il Sifone Leccese, fu realizzato negli anni del fascismo che fece suo il progetto nato ai primi del Novecento.

Salento, quinto giorno

Salento — 1° settembre 2015

La campagna corre veloce sulle serre salentine, tra muretti a secco e ulivi insidiati dalla Xylella, per aprire le porte del Capo. Gli ultimi 65 chilometri scorrono via in fretta, con l’ultima fermata a Leuca Piccola, come antichi pellegrini. Poi la discesa verso Santa Maria di Leuca e l’arrivo al piazzale del Santuario, dopo poco più di 474 chilometri da Caposele.

Eccola ai nostri piedi la Cascata Monumentale, voluta dal regime per celebrare trionfalmente l’arrivo dell’acqua nel Salento. Fu inaugurata nel 1939, con i suoi 250 metri di lunghezza e i 120 metri di dislivello, con una portata di mille litri al secondo. Nell’estate 2015 ogni venerdì alle 22 si aprono i rubinetti e si rinnova lo spettacolo dal forte potere evocativo: l’uomo che oggi, come cento anni fa, riesce a vincere la sete. Il racconto di questo riscatto, dal Sele a Leuca, corre sulle due ruote.